Vendere all'estero è un'opportunità strategica per PMI ed ecommerce, ma la spedizione di merci al di fuori dell'Unione Europea richiede un'attenta pianificazione logistica e documentale. Il nodo cruciale di ogni esportazione è stabilire con assoluta chiarezza chi, tra venditore e acquirente, si faccia carico dei costi e delle responsabilità doganali.
Tra le varie formule disponibili a livello internazionale, i due termini in assoluto più utilizzati per le consegne a destino sono il DAP (Delivered At Place) e il DDP (Delivered Duty Paid). Scegliere la formula giusta tra queste due è essenziale per evitare ritardi in dogana, costi imprevisti e per garantire un'esperienza d'acquisto impeccabile al cliente finale.
Gli Incoterms® (termine che sta per International Commercial Terms) sono un insieme di regole valide a livello globale, pubblicate e aggiornate dalla Camera di Commercio Internazionale (ICC). Servono a stabilire in modo inequivocabile i diritti, i doveri, i costi e i rischi tra venditore e compratore durante il trasferimento fisico della merce.
Per renderli più semplici da consultare, gli Incoterms sono suddivisi in quattro categorie o "gruppi" principali, ordinati in base al livello crescente di responsabilità a carico del venditore.
Quando si esporta, menzionare in modo corretto e visibile l'Incoterm scelto sulla fattura commerciale o proforma non è un dettaglio secondario, ma un passaggio obbligatorio per garantire un corretto e rapido sdoganamento.
Con la resa DAP (Delivered At Place, in italiano Reso al Luogo di Destinazione), il venditore si fa carico di tutti i costi e i rischi del trasporto fino all'indirizzo concordato con l'acquirente nel Paese di destinazione. Tuttavia, le operazioni di sdoganamento in importazione e il pagamento dei relativi oneri sono a carico dell'acquirente.
Cosa paga il venditore:
Cosa paga il compratore:
Attenzione: Questa formula è lo standard nel mondo B2B, ma nasconde un'insidia per gli ecommerce B2C. Se il cliente finale non è stato adeguatamente informato, potrebbe rifiutare la consegna alla richiesta del pagamento dei dazi da parte del corriere, generando un reso internazionale complesso e costoso per la tua azienda.
La resa DDP (Delivered Duty Paid, in italiano Reso Sdoganato) rappresenta il livello massimo di servizio e di obbligazione per chi spedisce. In questo caso, il venditore si assume la responsabilità di tutte le spese e i rischi del trasporto, compreso lo sdoganamento nel Paese di destinazione e il pagamento di tutti i dazi e le tasse locali.
Cosa paga il venditore:
Cosa paga il compratore:
Per il cliente finale, la resa DDP offre l'esperienza d'acquisto perfetta: il destinatario riceve il pacco esattamente come se avesse acquistato da uno store nazionale, senza sorprese, richieste di denaro alla porta o blocchi doganali.
La scelta per il tuo ecommerce o la tua attività B2B tra queste due rese varia a seconda del tuo modello di business. Ecco un confronto schematico per aiutarti a valutare le differenze principali tra DAP e DDP:
| Caratteristica | Resa DAP (Delivered At Place) | Resa DDP (Delivered Duty Paid) |
|---|---|---|
| Controllo della spedizione | A carico del venditore | A carico del venditore |
| Costi di trasporto | Pagati dal venditore | Pagati dal venditore |
| Pagamento dazi e IVA | A carico del compratore | A carico del venditore |
| Rischio di rifiuto merce | Alto (se il cliente ignora i dazi) | Molto basso |
| Customer experience | Rischiosa per il B2C | Ottimale e senza frizioni |
Se operi nel B2C (per un ecommerce, ad esempio): Il DDP è quasi sempre la scelta vincente. Evita i carrelli abbandonati dovuti alla paura di costi extra e azzera i resi per rifiuto di pagamento. Richiede, però, di integrare un sistema di calcolo dei dazi direttamente al checkout o di assorbire strategicamente il costo nel prezzo finale del prodotto.
Se operi nel B2B: Il DAP è spesso la soluzione preferita. Le aziende clienti sono abituate a gestire le operazioni di importazione, conoscono le normative del proprio territorio e preferiscono versare e scaricare l'IVA nel proprio Paese in autonomia.
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La teoria degli Incoterms è chiara, ma nella pratica operativa le aziende si scontrano con casistiche complesse. Di seguito potrai trovare alcuni suggerimenti ed esempi utili per gestire al meglio le tue spedizioni, in particolare se scegli la resa DDP.
Molti ecommerce manager si chiedono: "Ma se scelgo il DDP, devo interfacciarmi io con la dogana estera per pagare?" La risposta è no. Quando ti affidi a un partner logistico strutturato, si attiva un servizio (spesso definito "Franco Destino" o "Free Domicile"). In pratica, il corriere anticipa i dazi alla dogana del Paese di arrivo per sbloccare la merce e, in un secondo momento, li fattura alla tua azienda insieme alle spese di spedizione (solitamente con una piccola fee amministrativa). Questo ti solleva da qualsiasi operatività complessa.
Se decidi di offrire il DDP per massimizzare le vendite sul tuo ecommerce, devi essere preparato a gestire i resi.
Facciamo un esempio pratico: spedisci un giubbotto negli USA in DDP e paghi i dazi per far entrare la merce. Il cliente riceve il pacco, prova il giubbotto, non gli piace e chiede il reso. Non solo dovrai pagare la spedizione di rientro, ma tecnicamente hai "perso" i dazi versati all'andata.
Un consiglio: per recuperare quei dazi o non pagarli di nuovo al rientro in Italia, è necessario attivare procedure doganali specifiche come la "reintroduzione in franchigia". È fondamentale affidarsi a un partner logistico che sappia gestire questa Reverse Logistics in modo impeccabile, altrimenti i resi eroderanno i tuoi margini di profitto.
Un errore grave e purtroppo comune tra chi spedisce in DDP è quello di dichiarare sulla fattura proforma un valore della merce inferiore a quello reale (la cosiddetta svalutazione della merce), nel tentativo di pagare meno dazi in dogana. Allo stesso modo, dichiarare la merce come "Gift" (Regalo) o "Campionatura gratuita" quando si tratta di una vera e propria vendita è illegale. Le dogane incrociano costantemente i dati: se il valore dichiarato non è congruo rispetto al tipo di merce o al valore transato sul sito, il pacco viene bloccato, ispezionato e l'azienda rischia sanzioni salate, oltre al sequestro del carico.
Spedire in DDP a volte non è solo una scelta logistica, ma richiede un'infrastruttura fiscale.
Per esempio, a seguito della Brexit, se un ecommerce italiano vende merci di valore inferiore a 135£ a un consumatore privato nel Regno Unito, non si pagano dazi doganali, ma l'azienda italiana è obbligata ad aprire una Partita IVA UK per riscuotere e versare l'IVA direttamente al governo britannico. Inserire semplicemente "DDP" in fattura senza essere registrati fiscalmente può portare al blocco della spedizione.
Gestire dogane, dazi e documenti internazionali non deve frenare la crescita del tuo business. Scegliere la resa di spedizione corretta è solo il primo passo per un processo di internazionalizzazione di successo e senza intoppi.
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